Non basta dire: lasciamo andare
i giorni, come fossero innocenti.
Ritornano, lo sai, nei movimenti
minimi del respiro, a reclamare
un senso che non c’è,
o che si perde appena lo si nomina.
È questa resa senza clamore,
questa cieca attesa
che cresce dove il tempo più non verde
si ostina a farsi linfa.
E noi, distratti
custodi di rovine quotidiane,
teniamo il conto — male —
degli scatti del cuore,
delle incrinature vane
che fanno della vita un compromesso,
un lento dire no
dicendo adesso.