Rita, Sue and Bob Too (1987), diretto da Alan Clarke, è un film che si inserisce pienamente nell’Inghilterra tardo-thatcheriana, restituendone senza filtri il paesaggio umano e sociale. Ambientato a Bradford, lontano anni luce dalle iconografie rassicuranti di una certa rappresentazione urbana britannica, il film sceglie consapevolmente la periferia industriale come spazio simbolico e reale, facendone il luogo di una quotidianità segnata dalla precarietà materiale e dall’assenza di prospettive. Clarke adotta il registro della commedia solo in apparenza: l’umorismo, spesso ruvido e scomodo, non serve ad alleggerire il racconto, ma a renderne più evidente la crudeltà ordinaria, smascherando dinamiche familiari, sessuali e sociali che si reggono su rapporti di forza mai realmente messi in discussione. La sceneggiatura di Andrea Dunbar, profondamente radicata in un’esperienza vissuta, conferisce al film un realismo che sfiora il documentario senza mai trasformarsi in tesi sociologica. I dialoghi sono diretti, taglienti, privi di qualsiasi compiacimento letterario, e restituiscono personaggi che non chiedono empatia né assoluzione. Rita e Sue non vengono mai elevate a figure simboliche della working class, ma restano adolescenti contraddittorie, vitali e disilluse allo stesso tempo, il cui desiderio diventa una delle poche forme di evasione possibile. Bob, lungi dall’essere un antagonista classico, incarna piuttosto la banalità di un maschilismo diffuso, normalizzato, che il film osserva con uno sguardo freddo e privo di giudizi morali espliciti.
La regia di Clarke, asciutta e rigorosa, evita qualsiasi estetizzazione del degrado e si affida a una messa in scena essenziale, in cui la macchina da presa sembra limitarsi a registrare, lasciando emergere la violenza silenziosa della ripetizione quotidiana. Ne risulta un ritratto spietato ma onesto della classe operaia britannica, privo tanto di nostalgia quanto di retorica, in cui la resilienza non è celebrata come virtù, ma mostrata come semplice necessità di sopravvivenza. In questo senso, Rita, Sue and Bob Too si impone come una delle opere più coerenti e disturbanti di Alan Clarke: un film che, sotto la superficie leggera della commedia, rivela una lucidissima diagnosi sociale e conferma il talento di un regista la cui scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nel cinema britannico.
David Pacifici