Film del 1982. Cinema che si interroga su sé stesso. Wim Wenders racconta di una troupe, che sta girando un remake sui Sopravvissuti, bloccata in Portogallo. Fine delle riprese. Fine delle certezze. Nessuna pellicola per continuare. Il set diventa un limbo. Il regista, Friedrich, cerca risposte a Hollywood. Trova solo silenzio e violenza. Bianco e nero spoglio, metafisico. Paesaggi deserti, hotel abbandonati. Ogni inquadratura parla di stasi, di attesa. Il cinema come luogo di crisi.
Cosa resta quando il racconto si interrompe? Quando il reale sfugge al controllo?
Friedrich è un anti-eroe. Fragile, spaesato. La sua ricerca è vana. Hollywood appare distante, corrotta, inaccessibile. La macchina del cinema si rivela priva di anima. Un film che riflette sul ruolo del regista, sul rapporto tra arte e industria. Il tempo si dilata. Il ritmo è ipnotico, filosofico. Lo stato delle cose è un’opera sul vuoto creativo, sul conflitto tra visione e realtà. Profondo e inquietante.
David Pacifici