I diavoli (The Devils, 1971) è probabilmente il capolavoro più controverso di Ken Russell e uno dei film più scandalosi mai prodotti dal cinema inglese. Un’opera che, a oltre cinquant’anni dalla sua uscita, continua a suscitare polemiche, censure e dibattiti, non tanto per le sue provocazioni erotiche o religiose, quanto per la radicalità della sua riflessione sul rapporto tra potere, fede e manipolazione collettiva.
La storia si ispira a fatti realmente accaduti nella Francia del XVII secolo, noti come l’Affare di Loudun. Al centro del racconto vi è la figura di Urbain Grandier, sacerdote colto, carismatico e politicamente scomodo, accusato di stregoneria dopo una presunta ondata di possessioni demoniache che coinvolge le monache del convento di Loudun. Dietro il linguaggio della religione e dell’esorcismo si nasconde però una ben più concreta operazione politica: eliminare un uomo divenuto ostacolo agli interessi dello Stato centralizzato di Cardinale Richelieu.
Russell utilizza questo episodio storico per costruire una feroce allegoria dei meccanismi del potere. I veri diavoli del titolo non sono quelli evocati nelle cerimonie di esorcismo, ma l’intreccio tra fanatismo, repressione sessuale, isteria collettiva e ragion di Stato. In questo senso il film appare sorprendentemente moderno: il capro espiatorio, il processo mediatico, la costruzione della colpa e la spettacolarizzazione dell’accusa sono temi che parlano direttamente anche al presente.
Visivamente I diavoli è un’esperienza allucinatoria. Le scenografie bianche e geometriche di Derek Jarman trasformano la città di Loudun in uno spazio astratto, sospeso tra storia, teatro e incubo. Russell evita ogni naturalismo e costruisce un universo dominato dall’eccesso, dove il barocco incontra l’avanguardia e il sacro si confonde continuamente con il profano.
Straordinaria l’interpretazione di Oliver Reed nel ruolo di Grandier. Il suo sacerdote non è un santo né un martire tradizionale: è un uomo pieno di contraddizioni, passioni e debolezze. Proprio questa umanità rende ancora più tragica la sua distruzione. Accanto a lui, Vanessa Redgrave offre una delle performance più intense della sua carriera nei panni della madre superiora Jeanne, figura consumata dal desiderio, dalla frustrazione e dall’ossessione religiosa.
Molti hanno visto nel film un attacco alla religione. In realtà Russell è interessato a qualcosa di più complesso: mostrare come ogni istituzione, religiosa o politica, possa trasformare il bisogno umano di senso in strumento di controllo. La possessione demoniaca diventa allora una metafora della manipolazione delle coscienze, mentre il tribunale ecclesiastico assume i contorni di una macchina totalitaria.
Film eccessivo, visionario, spesso sgradevole e volutamente provocatorio, I diavoli appartiene a quella rara categoria di opere che non cercano il consenso dello spettatore ma la sua destabilizzazione. Più che un film storico, è una tragedia politica mascherata da delirio mistico; più che una denuncia anticlericale, è una riflessione sul potere e sulle sue liturgie.
Rimane uno dei grandi film maledetti della storia del cinema: scandaloso non perché mostra troppo, ma perché comprende troppo bene quanto facilmente una società possa trasformare la paura in persecuzione e il desiderio di giustizia in spettacolo della distruzione.