Interpretazione e sovrainterpretazione è uno dei testi teorici più importanti dell’ultimo Eco e rappresenta una risposta diretta agli eccessi ermeneutici del post-strutturalismo. Nato dal confronto con il decostruzionismo e con alcune correnti dell’ermeneutica contemporanea, il libro affronta una questione cruciale: se un testo può generare molteplici significati, esistono comunque dei criteri che permettono di distinguere un’interpretazione plausibile da una arbitraria?
La risposta di Eco è affermativa. Pur riconoscendo la natura aperta del testo, egli rifiuta il relativismo interpretativo secondo cui ogni lettura sarebbe legittima. Attraverso il concetto di intentio operis, l’autore sostiene che l’opera possiede una propria coerenza interna che orienta e al tempo stesso limita il lavoro dell’interprete. Un’interpretazione è valida nella misura in cui riesce a rendere conto di un insieme ampio di elementi testuali; diventa sovrainterpretazione quando seleziona soltanto gli indizi che confermano una tesi precostituita, ignorando tutto ciò che la contraddice.
Il merito maggiore del libro è quello di collocare l’atto interpretativo in uno spazio intermedio tra due estremi: il dogmatismo dell’intenzione autoriale e l’anarchia del lettore sovrano. Il significato non è né completamente contenuto nel testo né interamente prodotto da chi legge, ma emerge da una negoziazione continua tra proposta dell’opera e competenza interpretativa.
A distanza di oltre trent’anni, il saggio conserva una notevole attualità. In un contesto culturale dominato da letture ideologiche e appropriazioni strumentali dei testi, Eco ricorda che l’interpretazione è un esercizio argomentativo sottoposto a criteri di coerenza, verificabilità e controllo intersoggettivo. Un libro breve ma fondamentale, nel quale la semiotica diventa anche una riflessione sulla responsabilità intellettuale del lettore.
David Pacifici