IL RITRATTO DI UN UOMO E DI UNA CITTÀ SCOMPARSA
Nel dicembre del 1974 la scrittrice Linda Rosenkrantz chiese al fotografo Peter Hujar di raccontarle, nei minimi dettagli, la giornata precedente appena trascorsa. La registrazione doveva essere parte di un progetto editoriale sugli artisti newyorkesi, che non vide mai la luce. La registrazione andò perduta, ma la trascrizione fu ritrovata decenni dopo negli archivi della Library di New York e pubblicata in volume. Ira Sachs ha avuto l’intuizione di trasformare quel documento in film, mantenendo integralmente le parole originali.
Il risultato è un’opera apparentemente minimale: un uomo parla, una donna ascolta. Eppure, da questo materiale insignificante emerge qualcosa di straordinario. Non assistiamo agli eventi della vita di Hujar; assistiamo al modo in cui una coscienza attraversa il mondo.
L’interpretazione di Ben Whishaw è semplicemente prodigiosa. Evita qualsiasi tentazione imitativa o biografica. Non “interpreta” Peter Hujar: lo fa rivivere. Con una naturalezza impressionante restituisce l’intelligenza, l’ironia, la malinconia e la stanchezza esistenziale di un artista che vive costantemente in bilico tra precarietà economica e necessità creativa. La sua recitazione spontanea e senza filtri rivela una tecnica immensa. Ogni pausa, ogni esitazione, ogni frase apparentemente casuale contribuisce a costruire un personaggio di complesso e inquieto. Molti critici hanno sottolineato come il film si regga proprio sulla capacità di Whishaw di rendere magnetico ciò che sulla carta potrebbe sembrare ordinario.
Ma il vero protagonista del film è la New York che riaffiora tra le parole. Una città che non esiste più. La downtown degli anni Settanta appare come un ecosistema irripetibile popolato da fotografi, poeti, musicisti, scrittori e outsider. Nelle conversazioni compaiono figure come Allen Ginsberg, William S. Burroughs e Susan Sontag, Fran Lebowitz, ma il film evita accuratamente ogni nostalgia da cartolina. Quella New York non viene mitizzata: viene semplicemente raccontata mentre accade. La New York che pochi anni dopo verrà decimata dall’epidemia del Secolo.
La grande intuizione di Sachs consiste nel mostrare come una giornata apparentemente banale possa contenere un’intera esistenza. Comprare sigarette, fare fotografie, lamentarsi della stanchezza, incontrare amici, mangiare un panino: nulla sembra importante. Eppure tutto diventa essenziale. Il film suggerisce che la vita non è fatta di grandi eventi ma di dettagli, e che il compito dell’arte consiste proprio nel salvare quei dettagli dall’oblio.
Peter Hujar’s Day è un film “piccolo” solo in apparenza. In realtà è una riflessione profonda sul tempo, sulla memoria e sull’atto stesso dell’osservare. Un’opera che trasforma il quotidiano in qualcosa di metafisico e che conferma Ben Whishaw come uno degli attori più raffinati della sua generazione.