La stanza guarda il mare.
Non è il mare
a trattenere lo sguardo —

piuttosto quel respiro largo
che sembra venire
da molto lontano.

Le valigie restano aperte,
una sedia vicino alla finestra,
la luce che entra
senza chiedere niente.

C’è poco da fare.
All’inizio sembra quasi
una mancanza.

Poi qualcosa cambia:
il passo si fa più lento,
le mani si posano
sulle cose senza fretta.

Un libro resta sul tavolo,
una porta socchiusa
lascia passare il vento.

Non succede nulla
che meriti di essere raccontato.

E forse è proprio questo
il senso del viaggio:

abitare uno spazio
dove ogni gesto
ritrova il suo peso leggero

e anche il pensiero
impara a stare
come il mare —

senza dover arrivare
da nessuna parte.