La riunione, in fondo, non è durata molto;
qualcosa è rimasto a metà, ma senza importanza.
Le cose accadono comunque,
con una regolarità distratta,
come certe luci che si accendono
anche quando non le guarda nessuno.
Si potrebbero ascoltare
se si sapesse dove appoggiare l’orecchio,
non fuori, ma dentro quel punto
in cui qualcosa si incrina senza rompersi.
“Fai attenzione!” – dici – a dove metti i frammenti,
non tanto per il taglio
quanto per quel riflesso che resta,
e non si sposta.
Anche gli oggetti ricordano, a modo loro:
resta una piega, un peso,
come se qualcosa fosse passato
e non si fosse mai del tutto spento.
È strano – sì –
che ciò che è stato resti in sospensione,
né presente né perduto,
quella polvere sottile nella luce
che non si posa mai del tutto.
E fuori
qualcosa cade, si ripete, insiste.