Sette racconti asciutti, pieni di cose non dette, pieni di persone che si sfiorano con esitazione, con goffaggine, con troppo desiderio per non cadere.
L’amore, o qualcosa che gli somiglia, si manifsta, scivola, si contorce, chiede troppo e ottiene meno. Uomini e donne qualunque, a New York, a Londra nei sobborghi, nei bar, negli appartamenti stretti, mentre parlano senza ascoltarsi, mentre si cercano con occhi già stanchi.
Yates scrive senza enfasi, con una lingua liminare, precisa, che lascia spazio al lettore per sentire il disagio, l’imbarazzo, la solitudine incistata nei gesti minimi. I personaggi vivono relazioni incerte, fragili per struttura, inquiete per indole, tutte percorse da un senso di fallimento latente che non esplode mai. Nessun colpo di scena, nessuna giustizia poetica: solo la realtà che cotninua a scorrere, poco brillante, molto vera.
È una scrittura che non spiega, che dispone i fatti e li lascia lì: nudi, imperfetti, osceni nella loro fragilita.
Un libro elegante, disturbante, lucidissimo. Un piccolo manuale dell’intimità malriuscita, dell’aspettativa scomposta, del bisogno che non riesce a trovare forma.