The Lighthouse (2019), di Robert Eggers, film che si sviluppa come vertigine percettiva, tra esercizio di stile e liturgia visiva. Interpretato da Robert Pattinson e Willem Dafoe, il film è una discesa negli abissi della soggettività maschile, là dove identità e delirio si confondono fino a diventare indistinguibili.
Girato in un bianco e nero arcaico, mineralizzato, Eggers costruisce un universo chiuso, saturo, dove ogni elemento, il vento, il sale, la luce accecante del faro,  sembra partecipare a un rituale di erosione dell’umano.
L’immagine non è mai neutra: è abrasiva, granulosa, come se fosse stata recuperata da un archivio impossibile del subconscio collettivo. In questo senso, il film dialoga apertamente con una genealogia che va da Ingmar Bergman a Roman Polanski, passando per Michael Haneke e Lars von Trier, ma filtrata attraverso una sensibilità quasi filologica per il folklore marittimo e la lingua del XIX secolo.
Ciò che colpisce è la costruzione dei due personaggi come figure liminali: non individui psicologicamente definiti, ma maschere, archetipi in decomposizione. Il vecchio guardiano di Dafoe è una creatura che sembra emergere direttamente da Herman Melville o da Samuel Taylor Coleridge, mentre il giovane di Pattinson incarna una tensione prometeica che sfocia nell’autodistruzione. Tra loro si instaura un rapporto che è insieme gerarchico, erotico, sadico e speculare: un doppio che si alimenta di sospetto e fascinazione.
Il faro stesso, centro magnetico e proibito, si impone come simbolo opaco: è conoscenza, potere, desiderio, ma anche interdizione. In questo, Eggers sembra evocare non solo Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft, ma anche una dimensione più propriamente metafisica, dove la luce non illumina ma consuma, acceca, distrugge.
Si potrebbe obiettare che il film resti talvolta prigioniero della propria ambizione estetica, sacrificando una progressione narrativa più solida sull’altare dell’allucinazione visiva. E tuttavia, è proprio in questa tensione irrisolta che risiede la sua forza: The Lighthouse non vuole essere “raccontato”, ma esperito, attraversato come una tempesta.